Musica, il rapporto tra autori e compositori con l’impresa e la fabbrica

Le fabbriche in Italia rappresentano e continuano a rappresentare tante cose. Identificate nel Dopoguerra come l'operosa locomotiva che avrebbe traghettato il Paese in un'epoca di benessere, non hanno mai abbandonato il centro del dibattito sociale, politico e culturale.

Redazione -

Negli anni la loro dimensione, il loro ruolo, la loro posizione, sono cambiati. Le vecchie fabbriche di un tempo, giganti produttivi di un mondo operaio, hanno ceduto il passo a realtà che si stanno allineando per essere all'avanguardia a livello tecnologico. La fucina ha lasciato il posto all'industria 4.0. Ma la potenza che questi luoghi trasmettono, ora come allora, rimane intatta. Se ne sono accorti gli operai delle catene di montaggio negli anni Sessanta, gli artisti che hanno evidenziato nelle loro opere chi il progresso galoppante, chi l'aspetto più umano delle condizioni dei lavoratori.

Un leit-motif che ritorna è quello della musica. L'industria ha ispirato anche questo: il rumore delle macchine in funzione, i cigolii, il sottofondo perpetuo dei motori accesi, hanno stuzzicato la fantasia dei musicisti. Non solo: la fabbrica è stata presa in considerazione come teatro pronto a ospitare le orchestre e i cantanti, offrendo una scenografia suggestiva. Il legame tra musica e fabbrica ci conduce fino ai giorni nostri, quando i robot, ormai protagonisti indiscussi della moderna industria, sono arrivati a ‘prendere il posto’ dei direttori d'orchestra.

Quello che vi offriamo è un viaggio a tappe per ripercorrere il sodalizio tra autori, musicisti, compositori con la fabbrica.

Accardo in Pirelli 

La musica entra in fabbrica. Era settembre 2017 quando al Polo Industriale Pirelli di Settimo Torinese il maestro Salvatore Accardo diresse Bach, Chaikovsky e "Il canto della fabbrica", una composizione di Francesco Fiore ispirata al lavoro degli operai che narra la vita del grande stabilimento produttivo, il lavoro dell'uomo e la voce delle macchine.

Quale miglior luogo per il concerto che il reparto confezione degli pneumatici nel cuore della sede più tecnologica del gruppo Pirelli? Che è stata così fonte di ispirazione e destinazione ultima dell'esecuzione.

L'evento era stato concepito anche per celebrare gli ottant'anni dalla composizione della prima musica per fabbrica, la Sinfonia N.2, composta nel 1927 da Dmitrij Shostakovich per il decennale della Rivoluzione russa. Un richiamo importante e una corrispondenza forte con il presente: se allora si interpretava l'anima dura, faticosa, stridente della fabbrica, ora ci si è spostati sull'interpretazione dell'innovazione, dei computer e dei robot, che hanno anche loro dei suoni. Il concerto è stato riproposto anche in altri luoghi, come all'auditorium dell'Headquarter Pirelli in Bicocca.

La fabbrica illuminata 

“La fabbrica illuminata” è un pezzo commissionato dalla Rai per il concerto inaugurale del Premio Italia del 1964. Ebbe una vicenda travagliata. Il progetto originale era quello di raccontare le dure condizioni di lavoro degli operai nelle acciaierie. La struttura del brano risulta composta quindi da una base musicale registrata da Luigi Nono che riporta i rumori e le voci della fabbrica dello stabilimento Italsider di Cornigliano, vicino a Genova, poi rielaborati elettronicamente con l'aggiunta di suoni di sintesi, improvvisazioni del mezzosoprano Carla Henius, sezioni corali del coro della Rai di Milano e una voce di soprano dal vivo che canta su un frammento di “Due poesie a T.” di Cesare Pavese e su frammenti di testo preparati dallo scrittore Giuliano Scabia che trascrisse parole dei lavoratori e documenti sindacali catturati dal vivo in Italsider. Insomma, un brano dove la fabbrica entrava davvero in modo pervasivo nella musica e nelle parole, a tutto tondo.

La Rai decise però di ritirarlo perché conteneva testi giudicati troppo politicizzati e perciò non fu mai proposto al Premio Italia 1964. Ma fu eseguito per la prima volta a Venezia nello stesso anno nell'ambito del Festival di Musica Contemporanea della Biennale.

Nigel Stanford, “Automatica”

Le connessioni tra musica e tecnologia vedono in Nigel Stanford un pioniere, maestro di sperimentazioni e provocazioni. L'artista parte dal presupposto che la creatività umana possa essere migliorata con l'utilizzo di tutti gli strumenti sofisticati che l'era digitale mette a disposizione. Uno dei traguardi più avanguardistici da lui raggiunti è stato il brano/performance “Automatica”: video e musica sono stati realizzati usando robot KUKA, che hanno suonato gli strumenti musicali fino - al termine della clip - a distruggerli, ribellandosi a Stanford come dei moderni rocker. Quello che ci cattura sono i suoni, gli arrangiamenti, ma anche l'ambientazione industriale dove vengono fatti suonare i robot. Un connubio che trasporta lo spettatore in una dimensione che svela le mille risorse della musica, malleabile arte in grado di cavalcare la contemporaneità.

YuMi al Teatro Verdi di Pisa

Le tecnologie concepite per ottimizzare, alleggerire e velocizzare complessi passaggi delle catene di produzione all'interno delle imprese, prendono vita. O almeno, questo è quello che è successo a YuMi, il robot collaborativo a due braccia prodotto da ABB. Primo al mondo, nel 2017 è uscito dalla fabbrica per debuttare come maestro d'orchestra. E non una qualsiasi: durante una serata di gala nell'ambito del Primo Festival Internazionale della Robotica che si è tenuta al Teatro Verdi di Pisa, ha diretto niente meno che Andrea Bocelli. Il tenore italiano, a perfomance conclusa, ha dichiarato di essersi divertito a cantare con YuMi: “un robot potrebbe realmente dirigere un'orchestra, ma solo con l'eccellente lavoro di ingegneri molto talentuosi e di un vero maestro” che gli insegni come fare, ha raccontato. La passione vibrante di un direttore non sarà mai sostituita da un braccio meccanico, ma il concerto pisano ci mostra come fruttuose forme di collaborazione siano possibili.

TeoTronico di Morsettitalia

Chi se lo immagina che un robot possa fare il tutto esaurito? Ebbene, è tutto vero. Succede a TeoTronico, il robot creato nel 2008 da Matteo Suzzi, patron dell'azienda Teotronica di Imola. Ha un collega pianista umano, Roberto Prosseda che lo accompagna davanti alle platee di tutto il mondo e grazie a Morsettitalia – impresa specializzata nella produzione di morsetti – è diventato un ambasciatore dell’innovazione Made in Italy e di Industry 4.0. TeoTronico è in grado di leggere gli spartiti musicali attraverso la sua presa usb e di eseguire moltissimi brani al pianoforte, anche i più complessi e di difficile realizzazione. Simbolo dell’evoluzione in chiave collaborativa del rapporto tra uomo e robot (il ruolo di Prosseda continua a essere imprescindibile), si è esibito in tutto il mondo. Al suo concerto dello scorso anno a Seoul erano presenti 9mila spettatori e l'agenda 2019 non è meno affollata.